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Lecce
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Lecce è una città di 94.210 abitanti dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia situata in Puglia, nella parte più pianeggiante del Salento e nel cuore di un'area densamente urbanizzata, che conta oltre 400.000 abitanti.

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Maggiore centro culturale della penisola salentina, sede dell'omonima arcidiocesi e di un'antica università, è posta a 11 chilometri dalla costa adriatica e a 23 da quella ionica.

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Centro attivo nei settori dell'industria agricola (olio, vino) e della ceramica, è la città dove più elaborato è stato lo sviluppo dell'arte barocca in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Si parla, infatti, di barocco leccese e per la bellezza dei suoi monumenti la città è definita la Firenze del sud o l'Atene delle Puglie.

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In griko il nome della città è Luppìu.

Geografia

Lecce si trova nella parte centro-settentrionale della pianura salentina, la morfologia del territorio è pianeggiante.

La città dista 11 chilometri dalla costa adriatica e 23 da quella ionica.

Le distanze dalle altre maggiori città pugliesi sono:

287 km da Foggia
216,1 km da Barletta
211,1 km da Andria
203 km da Trani
152,9 km da Bari
109 km da Taranto
39,2 km da Brindisi

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Storia

La leggenda tramanda che già prima della guerra di Troia esistesse Sybar, città messapica che, dopo l'avvento degli Japigi, e la successiva conquista romana nel III secolo a.C., latinizzò il suo nome in Lupiae, passando da statio militum (stazione militare) a municipium (comunità cittadina affiliata a Roma).

Conobbe un periodo di notevole magnificenza sotto la guida dell’Imperatore Marco Aurelio. Il nucleo cittadino si spostò poi di circa 3 km a nord-est e prese il nome di Licea o Litium. La nuova città fiorì in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi San Cataldo).

Dopo una breve parentesi dei Greci, fu saccheggiata da Totila, re ostrogoto, e nel 542 e nel 549 rimase sotto il dominio dell'Impero Romano d'Oriente per cinque secoli. Successivamente, dal VI secolo d.C. in poi, si avvicendarono i Saraceni, i Greci, i Longobardi, gli Ungari e gli Slavi.

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Fu la conquista Normanna a far rinascere Lecce, quale centro commerciale, ed estese il suo territorio sino a diventare capoluogo del Salento. Infatti, a partire da Goffredo d'Altavilla (1053) i conti normanni vi tennero corte e qui nacque Tancredi, che era il figlio del Duca Ruggero di Puglia ed anche Re delle due Sicilie. Ai Normanni seguirono gli Svevi e gli Angioini.

Dal 1463 fu soggetta al Regno di Napoli sotto la monarchia di Ferrante d'Aragona, che trasformò Lecce in "Sacro Regio Provinciale Consiglio Otrantino", facendole acquistare sempre più importanza fino a divenire una delle più ricche e culturalmente vive città mediterranee. In questo periodo si sviluppò nei traffici commerciali coi mercanti fiorentini, veneziani, greci, genovesi, albanesi e fu importante centro culturale.

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Nel XV secolo ebbero particolare fortuna le sue attività commerciali. Nei due secoli seguenti il Salento fu a più riprese minacciato dalle incursioni turche, tanto che sotto il regno di Carlo V la Città fu dotata di una nuova cinta muraria e di un Castello e dell’attuale Porta Napoli. Il 1630 fu l'anno in cui si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. In epoca spagnola la città si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose, che privati, clero, congregazioni ecclesiastiche, si danno da fare per erigere; in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.

Una tremenda epidemia di peste funestò Lecce nel 1656. Le vittime furono migliaia e la tradizione narra che, dopo tanta attesa, avvenne un miracolo per intercessione di Sant'Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono della Città. Precedentemente la patrona era Sant'Irene

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Cultura

La vita culturale della città è notevole e ruota attorno al teatro Politeama Greco e al teatro Paisiello che, in attesa del restauro del teatro Apollo, rimangono i due contenitori culturali più importanti. Nel primo si organizza la stagione lirica oltre che altre rappresentazioni mentre nel secondo la stagione teatrale di prosa.

Da segnalare, inoltre, la stagione dei Cantieri Teatrali Koreja, compagnia teatrale che rappresenta un valore aggiunto per l'attività culturale nella città, varcando i confini pugliesi con rappresentazioni di teatro d'innovazione.


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Edited by Baba O'Riley - 5/7/2008, 14:52
 
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Monumenti

La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese della città (se ne contano oltre 40), come ad esempio il palazzo dei Celestini e l'adiacente Basilica di Santa Croce, nonché la chiesa di Santa Chiara ed il Duomo.

Il centro della città è racchiuso in mura di cinta risalenti al XVI sec., ma ormai in gran parte distrutte. La città presentava originariamente quattro porte di accesso: Arco di Trionfo (Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino. Di queste, purtroppo, l'ultima è crollata nel XIX sec.

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Piazza sant'Oronzo

Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C, riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, che unisce più stili, dall'arco ogivale gotico alla loggetta rinascimentale, fino alla colonna inglobata, tipica leccese, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. All'interno della lunetta del portale del tempio spicca il leone alato, simbolo inequivocabile di Venezia. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Al centro della piazza vi è un mosaico che rappresenta lo stemma della città: la lupa con un leccio sullo sfondo.

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La colonna di sant'Oronzo

La colonna di Sant'Oronzo dominava un tempo l'antica piazza, che era disposta in modo diverso da come la vediamo oggi; dopo le importanti trasformazioni urbanistiche del primo novecento, la statua in cima alla colonna fu ruotata nella posizione attuale. Mentre prima si trovava nel centro, oggi la troviamo spostata sul lato della piazza. Venne innalzata tra il 1660 e il 1686 da Giuseppe Zimbalo che impiegò il fusto e il capitello di una delle due colonne terminali della via Appia, a Brindisi; colonna che gli abitanti di quella città donarono a Lecce per grazia ricevuta da s.Oronzo. Sul fusto alto pressapoco 29 metri si staglia la statua in legno, rivestita di rame, raffigurante S.Oronzo che benedice la città. La statua, che è del 1739, sostituisce quella bruciata due anni prima, perché colpita da un razzo, durante la festa patronale. Entrambe le statue furono realizzate a Venezia.

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Anfiteatro romano

Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne.

Costruito nel II secolo d.C., misurava circa 102m x 83m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori; in epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Nel 1901, però, durante gli scavi per la costruzione della sede locale della Banca d'Italia, fu portato alla luce grazie alla determinazione di Cosimo De Giorgi, il quale considerò la scoperta come: “uno stemma nobiliare trovato per caso frugando fra le carte di famiglia e del quale non conoscevamo l’esistenza”.

L’edificio, costruito in pietra leccese, era in gran parte rivestito da marmi non sempre bianchi ma anche artisticamente lavorati ed era arricchito di decorazioni, ora conservate presso il Museo di Lecce. All’interno, l’altezza dei gradoni sedili aumenta man mano che si sale verso gli ordini più alti per rendere ben visibile l’arena da qualsiasi punto della cavea. A seconda della loro importanza, le strutture esterne furono rivestite con materiali più o meno nobili: rivestimenti marmorei o intonaco. Purtroppo, non si sa con precisione né colui che fece edificare l’Anfiteatro, né l’epoca esatta a cui esso risale. Recenti studi riferiscono l’edificazione all'età augustea. Nel 1938, però, durante la sistemazione dell’Anfiteatro, venne alla luce un’iscrizione con la menzione di Traiano, oggi, però, scomparsa. Dell’ Anfiteatro, è stato possibile portare alla luce solo una porzione, a causa della sua estensione, che comprende Piazza Sant’Oronzo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed alcuni edifici circostanti. Grazie ad un decreto del Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, su proposta dell’onorevole Bernabei, l’Anfiteatro è stato dichiarato Monumento Nazionale.

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Teatro romano

In via dell'Arte della Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza S.Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano.

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Piazza del Duomo

È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario.

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Il duomo

Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta dell'arcivescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale. Precedentemente a tali restauri l'area del duomo risultava "chiusa" infatti vi era un entrata chiusa, dove oggi vi è l'entrata nella Piazza del Duomo divenuta dopo tali lavori accessibile. Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei SS.Pietro e Paolo, di S.Gennaro e di S.Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra; al centro, si innalza la statua di S.Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS.Giusto e Fortunato. Il Duomo, a croce latina, ha 12 altari, oltre il maggiore, per la più parte del tardo Seicento, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G.Domenico Catalanoe G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII sec., rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.

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Edited by Lady Babina - 4/7/2008, 23:23
 
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Basilica di santa Croce

Il monumento simbolo del barocco leccese è la Chiesa di Santa Croce, costruita a cavallo di due secoli dal 1549 al 1695 su disegni di Gabriele Riccardi e architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, nonché numerose maestranze di intagliatori e scapellini della pietra Leccese. Il prospetto, ricco di simboli, statue e decorazioni, si divide in tre sezioni: la prima procede dalla gradinata fino alla balaustra; la seconda da questa al cornicione; la terza, infine, è costituita da tutto il resto e sino al fastigio. L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. La nave maggiore è ad archi che poggiano su sedici colonne ornate di capitelli di tipo corinzio. Nel transetto si innalza la cupola, indi appare l'abside polilobata connotata di rara eleganza. La navata centrale è sovrastata da un soffitto a cassettoni in legno di noce dorato; le due laterali sono coperte da volte a crociera e si aprono su sette cappelle, tutte dotate di altari, ai quali vanno aggiunti i due del presbiterio, nonché il maggiore, del XVIII secolo, a tarsie marmoree, proveniente dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo. Opere pittoresche di Oronzo Tiso, Giovanni Grassi, Giovanni Battista Lama adornano questa chiesa, che fu dei PP. Celestini, i quali l'ebbero annessa al contiguo convento che fu completato nel 1695. Particolare attenzione merita l'altare di san Francesco di Paola (1614) opera di Francesco Antonio Zimbalo.

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Castello di Carlo V

Il Castello è stato realizzato, secondo la tradizione per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu per la Terra d'Otranto quella che nel 1480 causò il sacco d'Otranto. In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV sec. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI sec. hanno dato al complesso una pianta quadrilatera , formata da quattro fronti bastionate, un tempo era munita di fossato che venne colmato nel 1870. Il Castello, inoltre, ha due porte: una orientata a nord-ovest, ed è quella rivolta verso la città, e l'altra sul lato opposto, che un tempo guardava la campagna. Sulla seconda porta appare lo stemma dell'imperatore asburgico, stemma che pure sormontava la prima porta ma che, poi, è stato rimosso ed allogato in un muro del cortile. L'interno è dotato di ampi ambienti che oggi ospitano manifestazioni culturali.

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Arco di trionfo

L'Arco di Trionfo, detto comunemente Porta Napoli, sorge nell'omonima piazza e fu eretto nel 1548 in onore dell'imperatore Carlo V, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa di Lecce. Alto 20 m, questo monumento fu realizzato nel luogo dell'antica "Porta S. Giusto", al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del santo. D'ordine corinzio, con le colonne binate, aventi la base attica e il capitello barocco, L'Arco di Trionfo ha sul frontone triangolare scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria, che così si traduce: «All'Imperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle Indie, nelle Gallie ed in Africa; soggiocatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei Turchi; propagatore della religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani da i lidi del Salento e della Japigia i Turchi ed i nemici dell'impero; l'Università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestà di Lui, l'anno 1548.»

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Edited by Baba O'Riley - 5/7/2008, 14:51
 
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Edited by Baba O'Riley - 5/7/2008, 14:53
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/11/2009, 23:36


Lecce è rinomata come “signora del Barocco” per lo stile inconfondibile che caratterizza questa città d’arte. Di notevole valore è il patrimonio architettonico riferito ai secoli diciasettesimo e diciottesimo.

E’ nel ‘600 che sorge la maggior parte degli edifici religiosi e civili, caratterizzati da un tipo singolare di architettura e scultura che non trova esempi in nessuna altra parte del mondo: il barocco leccese, che sembra aver completamente trasformato l’immagine di Lecce caratterizzandola al punto tale che, da allora in poi, risulta difficile riconoscere i segni urbani delle stratitificazioni precedenti.

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Sfruttando le possibilità decorative offerte dalla pietra leccese - un calcare omogeneo e compatto, facile da lavorare grazie al certosino lavoro di abili scalpellini -, si è data origine a degli autentici capolavori che sembrano merletti o gioielli in filigrana.

Il barocco leccese è tipico per l’elegante compostezza delle forme rinascimentali e la ricchezza degli elementi decorativi: balaustre, trafori, colonne tortili, nastri di fiori e frutta svolazzanti, che traggono ispirazione dalla cultura agricola contadina e dai motivi classici del mondo colto.

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Quest’arte che si è sviluppata nel tempo grazie ad una tradizione artigiana floridissima si è diffusa anche nelle costruzioni minori fino ad interessare le abitazioni più modeste. I principali maestri furono Gabriele Riccardi e Francesco Antonio Zimbalo, ancora misurati e prossimi al classicismo cinquecentesco, Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello – il più fastoso e sfrenato, Cesare Penna scultore di elegante sensibilità, Achille Carducci e Giuseppe Cino che moderano l’esuberanza decorativa in forme più eleganti ed aggraziate
Anche il settecento è un secolo fervido per l’attività edilizia: si continuano a costruire chiese e palazzi e tra gli architetti che godono di maggiore considerazione tra i committenti, occorre citare Emanuele e Mauro Manieri, artefici di numerosi e scenografici palazzi.

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In origine Lecce era un florido centro messapico, fondato dalle popolazioni provenienti dall’Illiria durante le migrazioni del III millennio a.C, che conosce il periodo di maggiore maturità nel VII e IV secolo a.C.
Dal 268 a.C la città, conosciuta come Lupiae, viene governata dai Romani. Tra la fine dell’età repubblicana e gli inizi dell’età imperiale Lupiae si presenta cinta da mura, costruite su quelle messapiche, dotata di un foro, un teatro ed un anfiteatro ed uno sbocco sul mare: porto Adriano, l’attuale marina di San Cataldo.
Con i saccheggi ad opera dei barbari, la città decade e si riduce ad un modesto villaggio. Per ben cinque secoli Lecce viene offuscata dalla potente Otranto, capitale del dominio bizantino.

Con il dominio normanno la città rifiorisce. La contea normanna leccese che sorge nel 1069 con il conte Gaufrido eccelle per il fasto della sua corte, seconda soltanto a Palermo.Tancredi, riconosciuto nel 1166 conte di Lecce diviene re di Sicilia, ma viene sopraffatto dagli svevi. Federico II incamera la città nel demanio regio e la lascia in eredità al figlio Manfredi.

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Seguono gli Angioini, quando la contea diviene feudo dei Brienne, importante soprattutto con Gualtieri VI, duca d’Atene. Nel 1356 la contea passa ai D’Enghien, una dinastia che annovera la bella contessa Maria, personalità forte dalle spiccate capacità governative. In prime nozze sposa Raimondello Orsini del Balzo e, rimasta vedova, contrae nuove nozze a Taranto con un d’Angiò e diventa regina di Napoli.

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Con Ferrante d’Aragona nel 1463 , la città viene inglobata nel Regno di Napoli. Si batte una nuova moneta, vengono concessi molti privilegi e Lecce diviene sede del Sacro Regio Provincial Consiglio. E’ il periodo delle epidemie e delle incursioni turche , che minacciavano la città fino alle sue porte. L’ultimo conte aragonese leccese è Federico D’Aragona che diviene re di Napoli nel 1496 e trasforma Lecce in un cenacolo di cultura e di arte. Alla dinastia aragonese segue quella spagnola che perdura per più di due secoli. Lecce continua a distinguersi per il suo fermento culturale, caratterizzato dalla nascita di molte Accademie. Le attività commerciali sono floride e si stanziano in città colonie toscane, greco-albanesi, venete, ebraiche, genovesi e soprattutto veneziane. Minacciata la sua sicurezza dalle sanguinose armate turche, l’imperatore Carlo V, che eleva la città a capoluogo della Puglia, la fortifica con possenti mura ed un modernissimo castello.

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Il seicento è un secolo turbolento caratterizzato dai disordini dovuti ai movimenti antispagnoli e antifeudali. L’eclatante epidemia di peste del 1656 ed i terremoti causano migliaia di vittime.

Nel settecento, in armonia con la cultura illuministica si approfondisce la coscienza
politica dei leccesi: nascono numerose scuole di matematica e di diritto. Si contano numerosi episodi di rivolta da parte del popolo, gravato dalle tasse e dalla prepotenza del ceto ecclesiastico.

Nel 1734 ha inizio la dominazione borbonica che si concluderà con l’annessione del Mezzogiorno al Regno d’Italia, interrotto solo durante il decennio francese. Dopo l’unità d’Italia tra il 1895 ed il 1925 la città si estende oltre le mura cinquecentesche. Nel 1927 la provincia di Lecce viene staccata da Taranto e Brindisi.

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Lecce: una città che nel suo tessuto urbano coniuga in mirabile sintesi esempi di lussureggianti architetture barocche e linee più austere, florilegi di esaltazioni pagane e severe rappresentazioni d’arte religiosa scolpite sulle facciate delle chiese, imponenti palazzi nobiliari e incantevoli segni di edilizia civile, testimonianze messapiche e precristiane e vestigia romane d’epoca imperiale. Se è vero che per molti il fascino di Lecce risiede in tutta la città antica, con le sue stradine e vicoletti che si compongono come i fili di una tela di ragno e che sfociano in sorprendenti scenografie, non si può non menzionare l’altra parte del cospicuo patriomonio della città. E' interessante quel pezzo di centro storico denominato “giravolte”, che ha un evidente stile orientale. Anche le suggestioni del Liberty, mescolate allo stile moresco, sono presenti in città e visibili sulle facciate di splendide dimore, le ville sorte sui viali Lo Re e Viale Gallipoli in seguito alla sistemazioni del viali extramurali progettati intorno al 1825.

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Di notevole pregio le bellezze dell’architettura cinquecentesca e tutte le cospicue testimonianze dell’età romana e pre-romana. Attualmente le nuove scoperte e le indagini condotte in piazzetta Castromediano, nelle immediate vicinanze della centrale Piazza S. Oronzo, hanno permesso di ampliare le conoscenze. Gli appassionati di archelogia urbana avranno modo di constatare che Lecce rappresenta un esemplare caso di studio per essere un centro pluristratificato, caratterizzato da un complesso e articolato palinsesto urbanistico e architettonico.

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Fonte: http://www.comune.lecce.it
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