Sassuolo (Sasôl in modenese) è un comune di 41.746 abitanti della provincia di Modena.
A 17 Km. ca. a sudovest di Modena, il comune è uno dei principali centri industriali dell'Emilia, al centro del cosiddetto comprensorio delle ceramiche; un'industria dalle origini antiche che a partire dal dopoguerra ha conosciuto una fortissima espansione lungo la valle del Secchia e che ha comportato purtroppo anche un certo dissesto naturale della zona.
Storia e monumenti Il centro di Sassuolo conserva ancora alcuni interessanti testimonianze del suo passato di Comune e addirittura di piccola Signoria, prima sotto i Della Rosa, poi dai Pio di Carpi e dagli Estensi di Ferrara e Modena. Merita d'essere menzionato il sontuoso Palazzo Ducale recentemente restaurato, residenza estiva dei duchi di Modena, edificato su disegno di Bartolomeo Avanzini nel 1634, sul sito del castello dei Pio: al fasto della facciata corrisponde negli interni una ricchissima pittura murale, composta da trompe l'oeil e fregi in tipico stile barocco, opera in gran parte dell'artista francese Jean Boulanger (si vedano le spettacolari Sala della Fortuna, Camera dell'Amore, Camera delle Virtù estensi, Camera del Genio, oltre alla Galleria e al Salone delle Guardie, affrescato quest’ultimo dai celebri Angelo M. Colonna e Agostino Mitelli).
Nel grande Parco annesso alla residenza si trova la pittoresca Vasca (chiamata dai sassolesi “Il fontanazzo”), una piscina circondata da ‘finte rovine’ che suggeriscono l'idea di un'antica città sommersa, e il viale prospettico che porta al Casino del Belvedere, dove si trovano le tempere raffiguranti dodici Ville di delizia degli Estensi. Il comune di Sassuolo è stato insignito della Croce di Guerra al Valor Militare.
Personalità legate a Sassuolo Marco Baroni, cantante Pierangelo Bertoli, cantante Caterina Caselli, cantante Giancarlo Corradini, allenatore Giuseppe Medici, ex ministro Vittorio Messori, scrittore Davide Morandi, cantante Luciano Monari, vescovo Alberto Morselli, cantante Nek, cantante Emilio Rentocchini, poeta e scrittore Camillo Ruini, cardinale
Prodotti tipici: Il sassolino, liquore all'anice, perfetto per i dolci, gustoso col caffè. Il Tiramolla, zucchero caramellato tipico delle feste pasquali. Tipici della zona lo gnocco fritto, le tigelle (o crescentine) e la "stria" (una tipica focaccia) Tra i dolci il bensone (al busilaun)
Si in effetti non è la migliore delle città, nel senso: non c'è il mare, è molto industrializzata... Però poi c'è tutto: il lavoro non manca, scuole, comodità nel raggiungere Modena e Bologna, piscine, parchi e se proprio vogliamo metterci tutto c'è il Secchia.
Il Palazzo Ducale che oggi ammiriamo risulta dalla trasformazione di un precedente castello medievale che, documentato poco prima dell'anno mille, fu dimora dei signori della Rosa e dei Pio prima di passare definitivamente agli Este nel 1599. Nel 1634 il Duca Francesco I d'Este affidò all'architetto romano Bartolomeo Avanzini i lavori di trasformazione dell'antica rocca in residenza estiva. Il risultato rappresentò una delle massime fonti d'ispirazione per il barocco emiliano.
Dalla Rocca al Palazzo: la trasformazione secentesca
Per il Palazzo Ducale di Sassuolo Bartolomeo Avanzini ripropose la classica tipologia del blocco avvolgente il cortile interno e, fatta eccezione per la demolizione delle precedenti costruzioni contenute nella corte, lavorò conservando il più possibile l'esistente (gli appartamenti cinquecenteschi a sud e a nord e i locali del pianterreno). Di particolare originalità appare invece la soluzione adottata per le antiche torri castellane, che furono tagliate appena sopra la scarpa ricavandone quattro terrazze belvedere. Percorsi pensili, ricavati dai camminamenti di mura, completarono la trasformazione del castello in palazzo signorile.
Si creò così un organismo centripeto il cui punto focale fu posto nella Corte d'Onore. Alla corte, elemento di mediazione tra lo spazio interno e quello esterno, si accedeva dai tre fornici al centro della facciata, attraversando un primo cortile collegato allo Scalone d'Onore ed una loggia porticata.
Nel vestibolo d'ingresso, oltre alle figure allegoriche entro nicchie opera di Colonna e Mitelli, si realizzarono, su disegno di Gianlorenzo Bernini, due statue in stucco marmorizzato su laterizio alla maniera degli antichi, raffiguranti Nettuno e Galatea (1652). Nel cortile interno ancora sono visibili deboli tracce delle decorazioni realizzate dai bolognesi Colonna e Mitelli allo scopo di rimediare alle misure ridotte e alla struttura irregolare del cortile attraverso artifici prospettici ed espedienti scenografici. A chiudere la prospettiva d'ingresso si pose una statua in stucco raffigurante una Divinità marina con delfino (disegno del Bernini). La manica che costituiva la cortina difensiva verso il borgo fu sopraelevata e raddoppiata: qui trovarono posto la Galleria, il Salone e le due sale adiacenti. Verso il 1650 si completò lo Scalone d'Onore, che, caratterizzato da sfondati architettonici (opera del Colonna e del Mitelli) e da finestre, creò un importante precedente per l'intera storia architettonica della regione. Nel 1670 si terminarono la scala "a lumaca" (destinata all'uso interno) e gli appartamenti sul lato ovest.
La facciata fu realizzata tra 1644 e 1651 recuperando la cortina esistente e gli avancorpi delle torri demolite. Qui si riprese il tema delle tre arcate separate con paraste che sorreggono una balconata. Il piano terra fu frazionato dal motivo del bugnato piatto, le finestre del piano nobile furono invece caratterizzate dal frontone alternato triangolare e a pieno centro. Nelle lesene laterali si inquadrarono due nicchie e due finestre a serliana: su quelle centrali si pose un risalto ornato da un'aquila e dallo stemma della casata Estense. Nelle nicchie laterali trovarono invece posto gli stucchi rappresentanti L'Architettura Militare e l'Architettura Civile. Della originaria decorazione plastica della facciata oggi è però rimasto ben poco.
L'intervento dell'Avanzini investì anche l'impianto urbano: attraverso consistenti demolizioni l'architetto romano realizzò il viale d'accesso (oggi via Rocca) e la piazza antistante il Palazzo (attuale piazzale della Rosa). Il nuovo viale, vero e proprio cannocchiale prospettico, si costituì come il prolungamento della via Claudia, unendo il Palazzo e il Santuario di Fiorano, potere temporale e potere religioso. Ai lati del nuovo viale si affacciano ancora oggi gli edifici dipendenti dalla reggia (paggerie), tra loro simmetrici. La piazza è, oggi come allora, il punto ideale per la visione dell'intero sistema: il viale, la loggia e la corte del Palazzo, a destra la Cappella Ducale e a sinistra lo sforo che introduce al Giardino.
Lo spazio tra le vecchie mura, il fossato e la muraglia della piazza del mercato fu sistemato a pioppeto e a pergolato di viti. Presso l'ingresso ai giardini si edificò la Peschiera, teatro delle fontane costruito sfruttando parte del fossato preesistente, dove l'architettura diviene roccia in un gioco di nicchie e percorsi a più livelli. L'Avanzini infine completò il parco già esistente con nuovi viali e arredi statuari.
Il Piano Nobile
L'impianto del Piano Nobile risulta imperniato sul sistema delle "infilades" e dell'atrio-scalone-salone-galleria, unico accesso di rappresentanza al primo piano. Qui soprattutto è facile rintracciare la politica d'immagine voluta da Francesco I e pensata da due eruditi di corte: Girolamo Graziani (poeta e segretario del duca) e l'abate Nicolò Musso. Il densissimo programma iconografico, volto alla celebrazione del casato, fu composto principalmente dal francese Jean Boulanger e aiuti.
Impegnato a Sassuolo dal 1638 al 1656, Boulanger affrescò per prime la Camera della Fede Maritale, il Camerino dell'Innocenza, la Camera dei Venti e la Camera di Giove, le cui quadrature furono eseguite dal bresciano Ottavio Viviani. Terminati questi primi ambienti già nel 1640, il Boulanger passò agli altri ambienti del palazzo, coadiuvato da Angelo Colonna, Agostino Mitelli, Baldassarre Bianchi e Gian Giacomo Monti. E' alla particolare tecnica pittorica dei suddetti artisti (quadratura bolognese) che si deve la realizzazione di effetti scenografici la cui dinamicità illusionistica rompe la rigidezza del sistema architettonico del palazzo. Operarono non solo, come precedentemente ricordato, nei due cortiletti d'ingresso, nel cortile centrale e sulla parete di fondo nel vano dello Scalone, ma anche, e con straordinari risultati, nella Sala delle Guardie e nella Galleria di Bacco.
Nella Sala delle Guardie, forse a causa della vastità della stessa, mancò un'organica concezione architettonica: il gioco illusionistico è qui condotto in superficie, nell'intrico di finte finestre, balconcini, logge, mensole e drappi. Al centro della volta il Boulanger dipinse Apollo al quale le Muse presentano le opere letterarie promosse dalla casa d'Este, introducendo così il tema del mecenatismo ducale. Nella galleria di Bacco l'illusione architettonica fu semplificata allo scopo di lasciare spazio alle quarantuno scene narranti episodi della vita di Bacco, dipinte dal Boulanger. La galleria separa gli appartamenti detti della duchessa dagli appartamenti del duca e dall'Appartamento Stuccato. All'Appartamento Stuccato lavorarono il milanese Luca Colombi, Giovanni Lazzoni e Lattanzio Maschio. Per le cornici di stucco Francesco I commissionò tele ad artisti quali il Guercino, Salvator Rosa, Ludovico Lana e lo stesso Boulanger. Se gran parte di queste tele sono ora perdute (ma con notevoli eccezioni), molti ambienti del Piano Nobile sono invece molto ben conservati.
Nel 1749 Francesco III riconfermò Sassuolo quale sede di villeggiatura e affidò all'architetto veneziano Pietro Bezzi l'incarico di risistemare il complesso Giardino-Palazzo. Il Bezzi trasformò la facciata meridionale in una grandiosa quinta teatrale: ripropose il tema della loggia centrale a tre fornici, sottolineata con colonne a rocchi su cui appoggiava una balconata, mentre le finestre furono caratterizzate dai ricchi timpani mistilinei e gli alterni ovati. E' documentata anche la presenza di un'elegante altana, demolita però nel XIX sec.. Un'ampia terrazza con sottostante loggiato e rampe collegò il palazzo al Parco.
Tra 1756 e 1759 si demolì il coronamento avanziniano della facciata principale, sostituito con una lineare balconata, in seguito (1799) dipinta con una finta balaustrata su fondo di cielo. Lo stemma del risalto centrale fu cancellato e sostituito con un orologio alla francese, terminato nel 1775 dal modenese Scarabelli.
Interventi successivi si devono all'architetto ducale Pietro Termanini, che costruì tra 1771 e 1780 i due edifici simmetrici all'imboccatura della Rocca ed un grande portale dai richiami arabeggianti (distrutto nel 1883) e affidò al pittore di corte Lodovico Bosellini le revisione dell'intero sistema decorativo esterno del Palazzo, della piazza e del viale d'accesso. Seguirono altri interventi decorativi di arricchimento: nella facciata principale si eliminò il piatto bugnato e si inserirono nicchie con statue. Negli anni '80 Ercole III completò la facciata nord (ad opera del Bosellini) e commissionò a Giovanni Morselli la Cavallerizza Ducale, nuova grande stalla per i cavalli del duca (recentemente recuperata da privati).
La decadenza e il recupero
Nel 1796, con l'invasione francese del Ducato, ogni proprietà estense venne demianalizzata e si diede l'avvio alla dispersione dell'arredo interno e di parte dell'apparato decorativo esterno. La proprietà passò poi a privati, per lo più stranieri (lo svizzero Müller e poi il conte d'Espagnac). Il Palazzo, di cui invano la comunità sassolese cercò di ottenere la proprietà, rischiò di essere demolito per far posto ad una serie di condomini.
Negli anni 1917/19 fu impiegato come caserma. Nel 1919 fu ceduto alla ditta Bellentani, che adattò le sale a macello, finché nel 1941, per interessamento del Principe Umberto di Savoia, divenne proprietà dello Stato e fu affidato all'Accademia Militare di Modena. Il Palazzo fu danneggiato ancora tra il 1943 e il 1945, anni in cui andarono disperse anche due tele poste nella Sala del Ballo e le undici tele dipinte dal Boulanger per la Camera delle Fontane. Negli anni '50 e '60 si procedette ad un discusso recupero dei fronti, mentre si andavano lottizzando le aree circostanti.
Dal 1987 il Palazzo è oggetto di attenzioni costanti, volte al rispetto ed al recupero del Palazzo così come lo volle Francesco I. Tra il 1990 e il 1994 i restauri hanno interessato la Peschiera e la facciata principale, alla quale sono state restituite le connotazioni cromatiche di fine '700. I più recenti interventi, conclusi nel 1998, hanno permesso il recupero di strutture proprie del castello preesistente e di antichi camminamenti, quali il Corridoio Segreto, la Galleria Piccola e il Belvedere sul Giardino Segreto, che ponevano in comunicazione, attraverso un percorso pensile, l'appartamento ducale con la tribuna privata del duca all'interno della Cappella Ducale, attuale Chiesa di San Francesco.
Al piano rialzato, nell'Appartamento dei Giganti, sono stati ritrovati i soffitti cassettonati dipinti di due appartamenti risalenti al XV sec. Nel secondo ambiente dello stesso Appartamento, al di sotto di una camicia muraria con quadrature seicentesche, sono state rinvenute decorazioni araldiche entro ghirlande del XVI sec. rappresentanti gli stemmi dei Pio e dei Bentivoglio. Tracce della decorazione eseguita da Domenico Carnevali nel XVI sec. sono state ritrovate nella Camera della Cancelleria. Al primo piano, interamente restaurato, è stata recuperata nel Camerino della Notte parte delle decorazioni cinquecentesche.
Dal 1998 gli interni del Palazzo sono nuovamente visitabili. Dal 28 maggio 2004, il Palazzo è in consegna al Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico. Il percorso di visita degli Appartamenti Ducali è un percorso museale a tutti gli effetti, per il quale è stato istituito il biglietto d'ingresso secondo il regolamento per le Gallerie, le Pinacoteche e i Musei dello Stato. L’apertura al pubblico è organizzata con specifica Convenzione dalla Soprintendenza e dal Comune di Sassuolo. Gli interventi di restauro sono stati realizzati con finanziamenti, pubblici, del Ministero peri Beni Culturali e Ambientali con il sostegno anche di Enti e privati (Comitato per i restauri del Palazzo Ducale).
Il Fontanazzo
Il Fontanazzo o Peschiera con l'aquila ducale al culmine della Montagna Estense, barriera scenografica al teatro d'acqua ricco di fontane, statue, camminamenti. Fu' progettato da Bartolomeo Avanzini.
Piazze e piazzali Le tre piazze principali di Sassuolo s'innestano sull'asse prospettico che sfocia all'ingresso del Palazzo Ducale. Provenendo da est, da Fiorano Modenese, lungo l'antica via Claudia, s'incontra prima piazza Garibaldi, cuore civico della città, poi piazza Martiri Partigiani, elemento di separazione del borgo dall'area signorile su cui prospetta la chiesa di San Giorgio, e infine piazzale della Rosa, "atrio urbano d'accesso al Palazzo".
Piazza Garibaldi
Potrà capitarvi, se venite da fuori, di chiedere indicazioni per Piazza Garibaldi e di trovarvi di fronte un sassolese un po' smarrito: "Piazza Garibaldi?"... E poi, con un moto d'orgoglio: "Ah, sì, Piazza Piccola!".
Piazza Piccola, così usano chiamarla i sassolesi, è il cuore della città, da 500 anni sede del mercato e di importanti attività commerciali. Il nome popolare si deve alla necessità di distinguerla dalla vicina Piazza Martiri Partigiani, più vasta e da subito perciò denominata Piazza Grande. Come ci racconta Natale Cionini (Le contrade di Sassuolo, 1872), la piazza ebbe anche il nome di piazza dei Cristiani, della Torre e dell'Orologio:
"Chiamasi volgarmente dei cristiani (nel senso di esseri umani), per distinguerla dalla piazza grande, ove si fa il mercato del bestiame; e della Torre perché vi è uno di questi edifizi... Fu poi detta dell'Orologio, per esservi stato appunto collocato in detta Torre all'epoca della sua costruzione un Orologio, come anche attualmente si vede"
Fu Alessandro Pio ad intraprenderne la costruzione erigendone ai lati il Palazzo della Ragione e l'Osteria della Posta. All'epoca, nel XVI secolo, la piazza appariva così come la si può vedere nell' affresco dipinto nella Sala delle Vedute del Castello di Spezzano, che, voluto da Marco Pio nel 1586, ritrae il borgo di Sassuolo in quegli anni.
Nel 1676 il duca Francesco II d'Este commissionò all'architetto ducale Loraghi il progetto della Torre Civica o dell'Orologio (detta comunemente dai sassolesi il Campanone), dalla cui balconata poi si usò annunciare al popolo avvisi e grida emanate dal governo o dalla comunità.
Nel XVIII secolo, su idea dell'architetto Pietro Bezzi e per volontà di Francesco III, si uniformò l'aspetto della piazza con una serie continua di fronti porticati. In una nicchia della torre fu alloggiata una terracotta raffigurante la Madonna con il bambino, opera di Antonio Pulci (1799). Dello stesso periodo è la campana, che aveva la funzione di chiamare a raccolta i sassolesi. Attorno alla cella campanaria sono sistemate le statue in marmo opera dell'architetto Giuseppe Maria Soli, precedentemente poste nell'Albero della Libertà.
In tempi più recenti ha trovato collocazione sotto il voltone della torre il Monumento ai Caduti, scultura in bronzo di Giuseppe Graziosi (1921), in precedenza al centro della piazza.
La piazza che ammiriamo oggi, elegante nella simmetria delle case e dei portici, si caratterizza originalmente per la presenza di due canalette, le uniche rimaste di un sistema acquedottistico scoperto che in passato attraversava gran parte del borgo. L'aspetto è sostanzialmente ancora quello settecentesco, essendosi la piazza salvata, grazie all'intervento della Soprintendenza, da devastanti progetti del dopoguerra, quali quello della distruzione di parte dei portici.
La torre funge da fornice d'accesso a via Fenuzzi, antica contrada dello Spirito Santo, dove ha sede il Municipio. Da piazza Garibaldi si raggiunge piazza Martiri Partigiani percorrendo l'attuale via Battisti, parte di quel cannocchiale prospettico che sfocia nel Palazzo Ducale. Via Battisti era anticamente denominata del Commercio, "perché congiunge le due piazze principali del paese", è ancora Natale Cionini che ci parla, "in una delle quali nei giorni di Martedì e Venerdì si tien mercato di bestiami, e nell'altra di ortaglia e di altri oggetti minuti di consumo". Meno scenografico, ma non privo di fascino, il collegamento di vicolo delle Carandine, costituito da un sottopassaggio accessibile dal porticato ovest che porta alla chiesa di San Giorgio per sfociare poi sul sagrato, dirimpetto alla Guglia.
Il primo ottobre 2006 la piazza è stata restituita ai sassolesi, dopo mesi di lavori volti alla riqualificazione della stessa » il progetto
Piazza Martiri Partigiani e la Guglia di Marco Pio
Guglia di Marco Pio
Nel corso degli anni Piazza Grande ha cambiato più volte fisionomia... e anche il nome. Conosciuta fin dal 1500 come Piazza Grande o Piazza del Bestiame, tenendovisi appunto tale mercato settimanale, la piazza si trovava a segnare l'importante crocevia tra la via Claudia, pedecollinare di origine romana che porta a Fiorano, e la via Cavallotti, verso la montagna.
Il piccolo piazzale già esistente, sorto spontaneamente all'imbocco delle due direttrici, fu ampliato nel XVI sec. con l'intento di farne uno spazio pubblico, chiuso e delimitato, che simbolicamente unisse la Corte al centro abitato. Allo scopo si sventrò buona parte del vecchio borgo tra la Rocca e la chiesa di San Giorgio e si costruirono poi edifici porticati destinati alle arti mercantili, di cui è rimasta traccia sul lato sud-est della piazza, il più antico e meglio conservato. Nel 1584 la piazza misurava 90 metri: iniziava dall'incrocio con l'attuale via Battisti e si apriva verso sud. Oggi, dopo l'ampliamento del XVII sec., ne misura 180.
La Guglia Ultimo ambizioso signore di Sassuolo del ramo dei Pio, nel 1591 Marco vi fece erigere la Guglia con l'iscrizione Marcus Pius de Sabaudia Princeps Saxoli. L'insofferenza verso qualunque autorità lo portò a tentare di sottrarre il feudo dalla dipendenza degli Estensi, per farne uno stato autonomo. La Guglia rappresentava perciò in un certo senso il simbolo di Sassuolo in opposizione alla Ghirlandina dei Modenesi: "L'Aguglia è, come si suol dire, l'emblema del paese, e vengono perciò i Sassolesi detti per antonomasia quei della Guglia, non altrimenti che i Modenesi della Ghirlandina, i Bolognesi del Gigante e via dicendo..."
(da Le contrade di Sassuolo di Natale Cionini, 1872)
Nel XVII secolo l'Avanzini fece sistemare a pioppeto e vigneto lo spazio tra le vecchie mura, il fossato e la bassa muraglia che da quel lato costeggiava la piazza del mercato. All'imbocco di via Rocca tale muraglia fu abbellita da un portale dai richiami arabeggianti, realizzato da Termanini e Bosellini tra il 1771 e il 1780 e poi distrutto nel 1883. La Chiesa di San Giorgio fu ricostruita dall'architetto Pietro Bezzi tra il 1754 e il 1762 su un edificio preesistente e risalente all'inizio del XIV sec. Nel 1795 venne realizzato un bacino in cotto attorno alla Guglia, con l'acqua che fuoriusciva da due mascheroni in bronzo, al fine di abbeverarvi il bestiame condotto al mercato.
Il mercato del bestiame si teneva ancora nei primi decenni del '900, quando la Piazza aveva già mutato il nome in Piazza Vittorio Emanuele II e conservava ancora, come documentano cartoline dell' epoca, palazzi di un certo valore. E' il caso del palazzo d'Espagnac , posto sul lato nord della piazza. Costruito nel 1700 con la denominazione di Spelta, l'edificio fu inizialmente adibito a magazzino. Nel 1881, dopo alterne vicende, fu acquistato dall'ultimo conte d'Espagnac, proprietario anche del Palazzo Ducale. Fu abbattuto negli anni '60, quando già ospitava un istituto di credito, e sulle rovine si edificò una banca. Stessa sorte per i due bassi edifici simmetrici costruiti dal Termanini (tra il 1771 e il 1780) a conclusione di via Rocca, abbattuti alla fine degli anni '50 per far posto a due imponenti condomini. La Guglia è stata recentemente restaurata (1991), ricostruendo il bacino che era stato soppresso nel 1935 essendo di ostacolo al parcheggio.
Piazzale della Rosa
Lavorando alla trasformazione del castello in palazzo signorile, l'architetto romano Bartolomeo Avanzini investì con il suo intervento l'intero territorio: dal 1640 si avviarono consistenti demolizioni finalizzati a ricavare il grande viale d'accesso (via Rocca) e la piazza antistante al palazzo. Il nuovo viale, prolungamento della via Claudia, fungeva da tratto finale del cannocchiale prospettico che dal Santuario di Fiorano (costruito negli stessi anni) portava al Palazzo Ducale, unendo non solo due centri urbani ma anche due centri di potere. Se il nuovo viale si caratterizzò per la simmetria degli edifici dipendenti dalla reggia, il centro della piazza è invece il punto ideale per la visione dell'intero sistema progettato dall'Avanzini: a ovest il Palazzo Ducale, a est il Santuario, verso sud uno dei grandi stradoni del Parco e il fondale delle colline, a nord la Chiesa di San Francesco.
Il nuovo asse prospettico, su cui s'innestano le tre piazze principali, era utilizzato dalla corte per il proprio cerimoniale d'ingresso e per le fastose entrate degli ospiti, investendo progressivamente l'intera struttura urbana: giungendo da Fiorano gli ospiti attraversavano la Porta omonima e venivano accolti dal suono delle campane e dagli spari a salve dei cannoni. Sfilando tra due ali di bande militari e soldati giungevano poi in piazza dell'Orologio, dove trovavano i Corazzieri. In piazza Grande li attendeva la Cavalleria Ducale. Giunti davanti al Palazzo, erano infine salutati dalla Guardia del Corpo del Duca a cavallo e dal Reggimento Svizzero.
Il piazzale, anticamente denominato di S. Francesco (per la presenza della chiesa dedicata al santo d'Assisi) mutò nome nel 1872 su indicazione di Natale Cionini, che consigliò la denominazione di della Rosa in ricordo della famiglia della Rosa, eletta per prima alla Signoria di Sassuolo.
Piazzale Porrino
Aperto lungo la via per la Montagna sul finire dell'Ottocento, il piazzale si trovava all'ingresso del paese e, dotato di una fontana, costituiva il luogo di sosta dei viandanti provenienti dalla montagna e dei militari che qui si fermavano ad abbeverare i cavalli. Per anni ridotto a parcheggio, ne è stato completato il ripristino nel 2001 basandosi su un antico disegno risalente al 1882, raffigurazioni e vecchie fotografie.
Le pavimentazioni in acciottolato a corona della fontana centrale sono state recuperate riutilizzando i resti di vecchi ciottoli ancora presenti e integrandoli con altri simili. La fontana è stata ripristinata con conci modulari in pietra e ricostruzione del risalto centrale in cappellaccio di tufo stuccato, con sovrastante conchiglia di coronamento in marmo (secondo il progetto del Burgi del 1882).
Vi si affacciano il Mulino del Maglio (antico Battirame), oggi recuperato da privati, l'antico portale di ingresso al Parco Vistarino e il complesso di S.Anna. Sul lato est, dove in passato avevano trovato sede il filatoio, la caserma e la ceramica Rubbiani (qui scorreva il canale di Modena), ora sono stati costruiti il complesso di Sassuolo 2 ed edifici residenziali tra i quali è sopravvissuta l'antica ciminiera. Situato all'ingresso della parte storica della città, il piazzale ha anche una funzione di cerniera tra il Parco Vistarino e il Parco Ducale, i due parchi storici cittadini.
L'antica palazzina cinquecentesca, "cassina di caccia" di Ercole Pio, fu ristrutturata nel 1749/50 dall'architetto veneto Pietro Bezzi, su incarico di Francesco III: si costruì una grande ed elegante cinta muraria trasformando il parco annesso in un giardino chiuso. La villa fu poi decorata dal Vellani e dal Magnanini. Posta a nord del territorio sassolese a ridosso dell'antico argine del Secchia, venne inglobata nel Parco Ducale, che raggiunse nel XVIII secolo i 10 km. di lunghezza estendendosi verso Magreta, e venne a trovarsi al centro di una vera e propria tenuta agricola. Ercole III vi fece aggiungere due ali terrazzate, secondo uno schema architettonico tipico dei casini di caccia.
L'assetto originario settecentesco è documentato dalla tempera di Bosellini-Menabue conservata nel Belvedere Ducale. Da una descrizione risalente al 1836 si apprende come la Palazzina si componesse al pianterreno di una sala da pranzo con quadri di figure cinesi, di una cucina, di una sala (detta del Deguinet) con quadri di figure cinesi, di una loggia d'ingresso con quadri ovali raffiguranti feste e trattenimenti campestri e di altre otto camere. Al piano superiore si trovavano una sala (detta di mezzo), un Gabinetto con quadri raffiguranti Pontefici e quattro camere da letto. Le maniche laterali erano destinate a stalla e a teggia. Francesco III amò pranzarvi, ma sono documentate anche funzioni di casino di caccia, dépendance del palazzo e coffee-house.
Nel 1888 fu profondamente trasformata dal Pio Istituto Figlie di Gesù di Modena che ne fece un collegio estivo. Fu poi abbandonata e divenne ricovero d'immigrati. Oggi è sede dell'Assopiastrelle, che ha provveduto al recupero della struttura su progetto dell'architetto Gae Aulenti. Vi è allestito il Centro di Documentazione della Ceramica.
Casino del Belvedere Ducale (ora Villa Cuoghi)
L'attuale villa Cuoghi è il risultato del rifacimento ottocentesco dell'originario Casino del Belvedere Ducale. In località Vallurbana, è collocata su di un pogetto, in favorevole posizione prospettica. L'originario assetto viario, dato da un rettilineo di 3700 mt., che congiungeva il Palazzo Ducale al Belvedere, risulta oggi modificato.
L'edificio originale, voluto da Ercole III (con funzioni di casino di caccia o coffee-house) e completato nel 1781, ci è noto grazie alla veduta dipinta a tempera conservata all'interno, opera di Ludovico Borsellini e Giovanni Battista Menabue che nella sala centrale avevano raffigurato le residenze ducali. Si trattava di una struttura simmetrica a due piani, sistemata al centro di una larga piazza circolare, con retrostante padiglione centrale e adorna di lesene giganti.
Villa Giacobazzi o Villa Vistarino
Villa Vistarino, conosciuta anche come De Pioppi o Giacobazzi (dal nome del Governatore di Sassuolo che nel 1746 ne divenne proprietario). La circonda il Parco Vistarino (80.000 mq alle porte del centro storico) risale all'età della Restaurazione.
Le prime notizie riguardanti la Villa, ubicata a ridosso dell'abitato storico di Sassuolo, risalgono al XVII sec. Da documenti dell'epoca l'edificio, costituito da un corpo rettangolare di due piani su cui si eleva la tradizionale altana, risulta di proprietà dell'avvocato Giovanni Andrea Moriali. Alla sua morte la Villa, allora denominata "Casino da i Capuccini", subì diversi passaggi di proprietà e fu probabilmente affittata e mai abitata dalle famiglie proprietarie. Nel 1724 fu venduta ad un parroco della collina sassolese: don Giovanni Giacobazzi. Il vero acquirente era però Domenico Maria Giacobazzi, che divenne proprietario effettivo nel 1728. Nobile modenese, in passato già commissario di Sassuolo e destinato a divenirne Governatore sotto Francesco III (di cui fu anche Consigliere di Stato), negli anni seguenti aumentò l'estensione del podere. Tra 1735 e 1759 la Villa, in origine semplice casa colonica, fu interessata da lavori di ampliamento e abbellimento che la portarono a forme simili alle attuali e che interessarono due nuove ali laterali, il collegamento dell'altana con la facciata, i timpani sulle facciate est e ovest e le cornici in arenaria alle finestre. Si definì anche l'accesso dalla parte del Borgo con un elegante portale a timpano ricurvo, corrispondente al ponte d'accesso sul canale di Modena (il canale fu poi tombato, mentre il portale esiste ancora e si affaccia oggi su piazzale Porrino)
Alla morte di Domenico Maria Giacobazzi (1770) la tenuta passò al figlio Onorio, governatore di Sassuolo fino al 1777 (anno in cui fu nominato conte). La famiglia si ritirò a Modena e non abitò più stabilmente la villa, venendovi solo nella stagione estiva. Durante il resto dell'anno la tenuta era curata dalla famiglia che aveva in affitto l'antica casa colonica vicina ("La Corletta", oggi in ristrutturazione ad opera di privati). In quegli anni, dal 1786, si realizzò un nuovo accesso, sul lato opposto rispetto a quello prospiciente la via Montanara. Il nuovo accesso collegò la nuova strada circondariale alla Villa con un lungo viale rettilineo, bordato di pioppi.
Luigi Giacobazzi, figlio di Onorio, fu Podestà di Sassuolo dal 1828 al 1832 e poi Ministro degli Interni di Francesco V d'Austria d'Este, che ospitò nella Villa nel settembre 1858. Alla morte di Luigi Giacobazzi, nel 1893, le diverse proprietà della famiglia furono smembrate e poi vendute. La villa venne ricomprata dalla contessa Antonietta d'Evans, moglie di Antonio Giacobazzi, figlio di Luigi. L'altro figlio, Onorio, tenne per sé Villa Amalia. Leontine, figlia di Antonio e Antonietta, sposò il conte Ippolito Giorgi di Vistarino e visse tutta la vita nella Villa, poi ereditata dalla figlia Rosanna.
Leontine intraprese nel 1909 lavori di ammodernamento e adattamento: si realizzò la scala, di gusto liberty, sistemata sulla facciata est. Sul lato opposto, nel '39, s'inserì un'appendice rettangolare vetrata in cemento armato, poggiante su colonne. Gli interni furono ridefiniti secondo i gusti del tempo (si salvarono però le suggestive tempere dell'altana, opera della prima metà del XIX sec.).
La contessa Rosanna ottenne nel 1956 la notifica del bene "Villa Giacobazzi con annesso parco", salvandola dalla selvaggia espansione dell'abitato. Già nel 1920 infatti si era aperto viale Marini (allo scopo di collegare via Cavallotti e piazzale Porrino alla Strada Circondaria) e l'abitato di Sassuolo aveva cominciato ad espandersi verso sud slabbrando il lato nord della proprietà. Nei primi anni '50 si aprì via Leoncavallo e vi si costruirono nuovi edifici. A quel punto la proprietà si oppose.
Negli anni '70 il Comune di Sassuolo ottenne in concessione parte del parco per 17.000 mq., che furono destinati a verde pubblico. La contessa Rosanna morì negli anni '80.
Nel 1991 la Villa e il Parco furono acquisiti dal Comune. Oggi si pensa a lavori di ristrutturazione ed alla futura destinazione d'uso.
Di rilevante interesse storico-artistico sono il portale barocco e la torre. Il portale, la cui tipologia rivela chiaramente l'originario uso pubblico, si caratterizza per i pilastri adorni di nicchie votive e di girali e per l'arco policentrico sottostante il timpano. Probabilmente al centro del timpano si trovava un cartiglio, ora scomparso. La torre, elegante e slanciata, culmina con un'edicoletta che regge la bandiera in ferro battuto. Portale e torre sono adorni di cornicioni a sguscio.
Dal 1885 l'edificio venne utilizzato per la villeggiatura della famiglia Bontempelli. E' stato restaurato recentemente.
Villa Guerzoni
Completata nel 1911 su progetto di Giuseppe Sommaruga, era proprietà del comm. Umberto Guerzoni, dirigente del Banco d'Italia. La villa, di gusto liberty, ha subito gravi menomazioni in seguito alle quali è andato perduto il giardino interno con veranda coperta. E' oggi sede di un Museo Naturalistico che accoglie la collezione ornitologica "Fiori", creata verso la fine dell'800 dal naturalista Andrea Fiori (1854-1933). Si trova all'angolo tra via Mazzini e via Aravecchia.
Una prima chiesa dedicata a San Francesco fu costruita a Sassuolo alla fine del XIV sec. da Francesco II della Rosa. Nella seconda metà del XVI sec. Enea Pio la demolì per costruirne un'altra nello stesso luogo. L'attuale Chiesa di San Francesco fu costruita per volontà di Francesco I d'Este, negli anni 1650-53, sul lato opposto a quello occupato dalle due precedenti. Il disegno è dell'architetto romano Bartolomeo Avanzini, chiamato nel 1634 a Sassuolo con il compito di trasformare l'antica rocca in palazzo.
Guida alla visita La chiesa, collegata al palazzo da un percorso pensile segreto, ne costituiva la Cappella Ducale. E' impostata con pianta ad aula coperta a volta a botte su cui si affacciano due grandi e poco profonde cappelle laterali, affiancate da altre quattro più piccole su cui sono imposte le cantorie destinate alla famiglia ducale.
I magnifici affreschi che si ammirano all'interno sono del Boulanger e dei suoi collaboratori, autori anche dei cicli pittorici del palazzo. La decorazione pittorica completa infatti il percorso iconografico voluto dal duca all'interno del Palazzo Ducale, lasciando spazio sia all'esaltazione dinastica sia alla dedicazione al patrono. Gli inganni illusori della decorazione, dati da colonne, ghirlande, baldacchini, arazzi, vasi, tendaggi e sfondati a cielo aperto culminano nella raffigurazione del santo, al centro della volta, acclamante il cielo, seduto sul carro del tempo (L'apoteosi di San Francesco, realizzata dal Boulanger).
La Chiesa custodisce la preziosa reliquia del Sacro Tronco, donata alla città da Marco Pio nel XVI sec., che ancora oggi, seguendo una tradizione secolare, è portata in processione nelle vie del centro storico la sera del Giovedì Santo. Il crocefisso è conservato nell'altare di destra dove, come in un teatro, l'immagine è attorniata da due angeli in legno argentato e da una Maddalena piangente ai piedi della croce. Sul lato opposto un altro altare è invece dedicato alla Madonna del Pellegrino, con un frammento di affresco del XV sec. (in origine posto sul prospetto dell'ospizio di S.Stefano destinato ai pellegrini che partivano o giungevano dalla montagna). La pala dell'altare maggiore è del fiammingo Michele Desubleo e rappresenta San Francesco in estasi (seconda metà del XVII sec.).
San Giorgio
Non se ne conosce l'anno di fondazione, ma i primi documenti risalgono al 1318. Subì un primo ingrandimento nel 1331, secondo le disposizioni testamentarie di Obizzo I della Rosa. Nel 1375 divenne parrocchiale per volere di Niccolò II e di Alberto V d'Este. In segno di riconoscenza gli anziani dedicarono la chiesa a S.Giorgio, protettore di Ferrara, allora capitale estense. Dipendente dalla pieve di Castellarano, ottenne il privilegio di un proprio fonte battesimale nel 1428. La dipendenza dalla pieve di Castellarano era mal sopportata dalla comunità sassolese, che lamentava come Sassuolo fosse più popolata di Castellarano e come le piene del Secchia impedissero troppo spesso di passare il fiume: nel 1594 Marco Pio, signore di Sassuolo, e la moglie Clelia Farnese ottennero dal cardinale Pietro Aldobrandini che S.Giorgio fosse divisa dalla primitiva Pieve. Nel 1624 la bolla di Urbano VIII sancì la separazione e nel 1629 fu concesso il privilegio della collegiata.
Nel 1646, in occasione di lavori di restauro, si ordinò al Boulanger, già al lavoro al Palazzo Ducale, l'esecuzione di un quadro raffigurante la Madonna con il Bambino ed i santi patroni di Sassuolo. Il campanile originale, del 1495, venne rifatto nel 1687. Su disegno dell'architetto sassolese Antonio Paltrinieri nel 1691 si allargò il coro, dotandolo anche degli stalli per i canonici della Collegiata.
Essendo divenuta la chiesa insufficiente a contenere i fedeli, nel 1755 s'incaricò l'architetto veneziano Pietro Bezzi di stilare il progetto per una nuova chiesa. Dal 1757 fu sostituito da Domenico Lucenti e Giovanni Battista Massari, che rielaborano il progetto con soluzioni in linea con gli esiti dell'architettura settecentesca emiliana. Benedetta e riaperta al culto nel 1762, fu consacrata nel 1881.
Guida alla visita La pala del Boulanger, restaurata nel 1984, si può ammirare ancora oggi al centro dell'abside. Degni di nota anche gli altari in stile barocco con statue in stucco, opera dello scultore bolognese Antonio Schiassi (XVIII sec.). Notevoli le tele di Antonio Bresciani (immagine della Beata Vergine del Buon Consiglio trasportata dagli angeli da Scutari d'Albania, occupata dai Turchi, a Gennezzano) e di Francesco Vellani (San Camillo de' Lellis che benedice un moribondo - altare Baggi), entrambe del XVIII secolo.
Madonna di Sotto o del Macero
Una chiesa dedicata alla Madonna del Macero, esisteva fin dal 1287, in località Quattroponti, a nord di Sassuolo. La cappella fu modificata nel 1421 e ancora nel 1481, crescendo la devozione dei devoti per l'immagine della Madonna qui venerata (detta del Macero perché, secondo la tradizione, rinvenuta in un macero per la canapa vicino al fiume).
Nel 1567 si procedette a lavori di ristrutturazione e si aggiunse una casa al fine di ospitarvi una comunità religiosa. Nel 1574 la cura spirituale della chiesa fu affidata ai frati Minori Conventuali che vi rimasero fino al 1783, quando (in seguito all'allontanamento dei Serviti) si trasferirono nel convento di San Giuseppe. Nei due secoli di permanenza alla Madonna del Macero i frati rifecero il convento e la chiesa con le offerte dei benefattori. La chiesa passò poi a sacerdoti e ad altri ordini religiosi, finché nel 1936 fu affidata ai frati Cappuccini emiliani.
Oggi la Chiesa si presenta priva degli antichi edifici conventuali. La facciata è stata ricostruita nel secondo dopoguerra, il campanile è invece seicentesco. Gli altari in stucco sono probabilmente opera delle maestranze dirette da Luca Colombi, al lavoro al Palazzo Ducale dal 1640. Inserito nel muro dell'abside si trova il residuo dell'antico affresco della Madonna del Macero, forse proveniente da una "maestà" dipinta su un massello costruito lungo le rive del Secchia e portato a valle da una piena. Impossibile valutare stilisticamente l'opera, ora deturpata da una vasta lacuna nella zona centrale.
San Giuseppe
Dove ora sorge l' attuale Chiesa di San Giuseppe, esisteva già alla fine del sec. XV un piccolo oratorio dedicato al santo. Eleonora Pio Bentivoglio, volendo provvedere alle necessità spirituali dei suoi sudditi, vi fece venire i Serviti da Bologna all'inizio del XVI sec. Eleonora e il figlio Alessandro Pio migliorarono la chiesa e la elessero quale luogo di sepoltura per sé stessi e i propri discendenti.
Nel 1640 i Serviti la demolirono e ne costruirono una nuova: è la chiesa che vediamo oggi, anche se molto modificata all'interno e nella facciata. Le spese furono sostenute da don Costanzo Teggia, cui è dedicato il piazzale antistante. Il campanile è del 1719. Nel 1783, per ordine di Francesco III, subentrarono i Minori Conventuali, che dovettero andarsene nel 1796 a causa della legge soppressiva di Napoleone. Oggi il convento, convertito fin dal 1875 in convitto-scuola per fanciulle povere o orfane, è sede di una scuola parificata.
Guida alla visita La chiesa fu arricchita nel 1640 con una tela di Antonio Giarola raffigurante San Giuseppe in gloria tra i santi Costanzo vescovo e Filippo Benizzi. Vi è inoltre conservata la celebre Madonna del Merlo, mentre degno di nota è il monumentale organo. Recentemente per intervento del Comune di Sassuolo sono state restaurate quattro grandi tele di scuola emiliana presenti nella chiesa a decorazione del presbiterio e del coro.
San Prospero e cimitero vecchio
Dove ora sorge la chiesa non c'era, nel sec. XVII, che una cappella dove si venerava un'immagine della Beata Vergine delle Lacrime, ancora visibile all'interno della chiesa. Nel 1630 parte dei numerosi morti di peste fu sepolta nel sagrato ed aumentarono visite e offerte. Il parroco G.Battista Paltrinieri decise allora, nel 1660, di trasformare la cappella in una chiesa nuova. La chiesa fu completata solo nel 1858 con l'erezione del campanile.
Di particolare interesse il cimitero, opera dell'ultimo ingegnere ducale, di origine sassolese, Giovanni Lotti, dove alcune tombe sono in ceramica sassolese ottocentesca (si veda il monumento funebre della famiglia Rubbiani, realizzato nel 1891 da Carlo Casaltoli). Si cominciò a seppellirvi i morti nel 1801, dopo che il Comune ebbe acquistato pochi metri di terra adiacenti alla chiesa dovendo, per ordine del governo napoleonico, seppellire i morti fuori dal centro abitato (all'epoca la chiesa si trovava infatti fuori dal centro abitato, mentre oggi segna la fine del centro storico). In seguito il cimitero fu più volte allargato, fino alle attuali dimensioni raggiunte nel 1924.
S. Chiara
I lavori di edificazione del monastero di S. Chiara cominciarono nel 1613 e avanzarono tra molte difficoltà. Nel 1629 la chiesa e il convento furono benedetti dal vescovo di Reggio, che diede anche il velo ad un gruppo di novizie. Il convento fu soppresso nel 1798 in seguito alle leggi napoleoniche sugli istituti religiosi. Nell'ex convento si ospitò allora il ricovero per gli infermi, precedentemente in S. Anna. Gli interventi novecenteschi hanno snaturato l'assetto edilizio del complesso, rimasto integro solo nella chiesa e in qualche zona della manica affacciata sull'attuale via Menotti.
Guida alla visita Le zone superstiti presentano caratteri formali settecenteschi, dovuti a lavori di manutenzione concentratisi negli anni '80 del XVIII sec. All'interno si trovano splendidi dipinti del '700 di scuola emiliana.
S. Anna
Nel 1610 si acquistò un terreno al limite dell'abitato, sulla strada per la montagna: qui si costruì un ospizio destinato ai pellegrini forestieri di passaggio. Durante la peste del 1630, tuttavia, l'ospizio fu usato anche come lazzaretto. Il piccolo oratorio dedicato a S. Anna che serviva l'ospedale fu ultimato nel 1643. Nel 1753, su decreto del duca Francesco III, si avviarono lavori di trasformazione e ingrandimento, terminati con la costruzione della facciata nel 1761. L'ospedale risultò da una radicale modifica del vecchio complesso, cui si aggiunse ex novo la chiesa, in posizione simmetrica rispetto all'infermeria ricavata da modifiche al vecchio oratorio. L'ospedale divenne ben presto troppo piccolo e per di più si era venuto a trovare in un luogo insalubre per la vicinanza di officine, filande della seta e una manifattura ceramica. Inoltre l'aria proveniente dalla montagna verso nord (cioè verso il centro abitato) faceva temere la diffusione dei contagi. Nel 1801 l'istituzione fu trasferita nell'ex convento di S. Chiara e l'edificio dell'ex ospedale fu destinato a caserma, mentre l'oratorio fu riaperto al culto nel 1821. Il vecchio ospedale è dal 1888/9 sede di un asilo infantile.
Guida alla visita Esternamente il complesso presenta un corpo centrale chiuso tra le due facciate uguali della chiesa e della ex infermeria. Il portico è caratterizzato da sette fornici che corrispondono alle finestre del piano superiore. All'interno, la pala, che rappresenta la Madonna in gloria con Sant'Anna e San Gioacchino, è del XVII sec.